Ri-meeting Bologna

Altro giro altra corsa.
Nuovo capitolo della saga dei meeting ubuntiani, ormai bolognesi per adozione.
Galleria fotografica qui e qui. Consiglio comunque di tenere d’occhio la pagina wiki nella quale verranno a mano a mano aggiunti link a gallerie fotografiche e filmati dei talk.

Non starò a ripercorrere in lungo e largo i temi toccati nei vari talk, una volta pronti, i video potranno essere gustati in tutta la loro interezza. Accenno giusto ad alcune new entry e graditi ritorni presenti nella scaletta:

  • Da anni mancava un talk del Gruppo Forum, ci ha pensato Pixel a interrompere il silenzio e riportare le problematiche relative alla moderazione di un forum popolato da un parco utenza molto eterogeneo. Data la natura di Ubuntu il forum rappresenta per molti il primo punto di contatto col mondo linuxiano tanto da essere paragonabile ad un vero “campo profughi” con tutte le difficoltà del caso.
  • Unity è entrato in Ubuntu nel 2011, finalmente c’è stata l’occasione di avere a disposizione chi ha le mani in pasta nel progetto, grazie al talk di Treviño e agli interventi di Azzarone.
  • Direttamente dall’universo Debian Enrico Zini. Non perdetevi, appena sarà disponibile, il filmato del suo talk sulle relazioni fra Debian e Ubuntu e sulla partecipazione allo sviluppo di Debian.

A proposito, le ultime notizie riguardante la cooperazione fra le due comunità sono rincuoranti… almeno dal lato comunitario. D’altro canto sono frequenti i casi di sviluppatori che partecipano in entrambe i progetti. Qualche problemuccio in più sembra invece sussistere nelle relazioni con la corporation (alias Canonical).. strano..

Mi soffermo invece sull’ultimo punto della scaletta del meeting, riguardante appunto i contrasti fra comunità ubuntiana e Canonical. Più che un talk si è trattato di una tavola rotonda fra i presenti.
Ubuntu rispetto alle altre distribuzioni non ha una linea ben netta di demarcazione fra la sua natura comunitaria e il lato commerciale come succede in genere per le distribuzioni con alle spalle una società. Per un certo periodo questo non ha creato particolari problemi, fin tanto che le due nature hanno potuto mantenere un certo equilibrio fra di loro. Ma con la crescita di Ubuntu sul piano commerciale la comunità ha incominciato a sentire “l’ingombro dell’altra metà”.

Ad esempio durante un ciclo di sviluppo dovrebbero esistere delle scadenze oltre le quali non è più possibile aggiungere nuove funzionalità nel sistema. Come sappiamo ultimamente questo aspetto è stato ampiamente disatteso dal lato Canonical. È ovvio che questo incide sulla stabilità del sistema in prossimità del rilascio, in più può rendere vano il lavoro svolto in precedenza dai tester.
Oppure considerando aspetti come le attività di pubblicizzazione tipiche delle comunità del software libero (tipo sensibilizzare gli enti pubblici per l’adozione di sistemi, programmi e formati liberi), è facile rendersi conto che portare ad esempio in una scuola un sistema infarcito di pubblicità per Amazon.. non è l’ideale.

Si potrebbe andare avanti con gli esempi su livelli differenti, comunque sia si tratta della collisione fra le scelte commerciali e l’assetto comunitario. A questo punto si dovrebbe dire che abbiamo il colpevole → Canonical, ed il caso è risolto…. non proprio.
Esiste il bug numero 1 e Ubuntu rappresenta la probabilità più tangibile di vedere entrare i desktop Linux nei supermercati di tutto il mondo. L’obiettivo è stato chiaro fin da subito.
Ma questa possibilità passa anche attraverso accordi commerciali e logiche tipiche del mondo del business. Come sappiamo se una ditta ha una carta da giocare cerca l’effetto sorpresa e magari la tiene nascosta fino all’ultimo… se un’idea brillante viene subito spiattellata e messa a bagnomaria per mesi, puoi giocarti una possibilità contro la concorrenza.
C’è bisogno di dire che questo cozza con il modus operandi tipico negli ambienti open source? La scelta di mischiare i due “emisferi” porta a molte situazioni di questo genere.

E ora qualcosa di completely different….

Lo svacco finale

C’era un certo vociferare riguardo la cena del Sabato sera… tipo “locale leggendario per mangiate epiche”. Bene, quell’osteria è epica/leggendaria/pazzesca per davvero. Questo meeting verrà ricordato per diversi motivi, e uno di questi si chiama Broccaindosso.

Nessun piatto particolarmente ricercato, tutte portate relativamente semplici ma seriamente gustose, roba da farti gridare: mmmmmmmmhhhhh gn gn gn gn gn gn gn mmmmmhh!!!

Locale a dir poco angusto, quasi buio, il fatto che eravamo più di quelli che avevano prenotato ha reso il nostro tavolo un pigia-pigia assurdo. Sconvolgente il numero di vassoi portati a ritmi ossessivi dallo staff del locale (sembrava di essere al cambio gomme della formula 1). Vassoi ovunque… anche sulle caraffe dato che non c’era più spazio. A proposito buonissimo il vino, probabilmente un novello, molto fruttato.

Fra gli antipasti che ho preferito c’erano le salsicce coi fagioli, una specie di purè mischiato con la zucca, il formaggio con la marmellata e la polenta col ragù. Mentre dei primi non ricordo praticamente niente, blackout totale (forse il novello..), so solo che mi erano piaciuti.

I dolci hanno dato il colpo di grazia.
Il più buono per me è stato questo qua giallo dal vago sapore di marzapane:

Non sono mancati poi: il salame di cioccolata, i bignolini con lo zucchero velato, una ciotola (bella grossa) di mousse al cioccolato, una crema con le castagne, la zuppa inglese, una torta quasi secca di cioccolato, una ciotola (bella grossa) di mascarpone e……

…. qui ci vuole una pausa.

Avete presente che ora va di moda servire i dolci su di un enorme piatto piano? Bene, quando ci versano sopra il rigagnolo di cioccolata, come si fa a raccoglierla?! È un dramma..

Qui invece, ARRIVANO CON UNA CIOTOLA (bella grossa) CON TANTO DI MESTOLO PIENA DI CIOCCOLATA!!!!

Sono dei miti!!!

Gente ai meeting è bene essere presenti alle cene ;)

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